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De Yasha Maccanico yashanico@yahoo.com
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APPROFONDIMENTI
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Il caso Leggeri e l’impunità di Frontex
Il 2026 è l’anno in cui il mandato dell’agenzia sarà rivisto
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4 MAGGIO 2026
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EVA CASTELLETTI 1
L’indagine su Fabrice Leggeri apre per la prima volta uno spiraglio su
un’agenzia che ha fatto dei respingimenti la propria politica. Nel
frattempo, però, l’Europa si prepara a darle ancora più poteri.
Fabrice Leggeri, ex direttore esecutivo di Frontex, è indagato in Francia
per
complicità in crimini contro l’umanità e tortura. Il 18 marzo, la Corte
d’Appello di Parigi ha aperto formalmente l’inchiesta, accogliendo una
denuncia presentata due anni prima dalla Ligue des droits de l’homme
https://www.ldh-france.org/ (LDH) e Utopia 56 https://utopia56.org/. Le
due organizzazioni lo accusano di aver facilitato, attraverso i suoi
agenti, l’intercettazione di imbarcazioni di migranti da parte delle
autorità libiche e greche, costruendo una politica volta a ostacolare
l’ingresso delle persone migranti in Europa a qualunque prezzo, compreso
quello in vite umane.
Si tratta di un avvenimento inedito: per la prima volta, la giustizia
francese esaminerà l’eventuale responsabilità penale di un ex vertice di
Frontex https://www.meltingpot.org/tag/frontex/ in relazione alla strage
che ha causato e continua a causare migliaia di morti nel Mediterraneo. Il
suo percorso professionale dice molto del clima politico in cui questa
storia si inserisce: dopo essersi dimesso dalla direzione dell’agenzia
nell’aprile 2022, sotto la pressione di un’indagine interna dell’Agenzia
europea antifrode, Leggeri non si è ritirato dalla scena pubblica. Nel
giugno 2024 è stato eletto al Parlamento europeo con il Rassemblement
National, partito di estrema destra. Leggeri rimane dunque attivo nello
spazio politico europeo, contribuendo ancora alla definizione di politiche
migratorie restrittive.
Vent’anni di espansione
Frontex nasce nel 2004 con un mandato chiaro: aiutare gli stati membri a
sorvegliare le frontiere esterne dello spazio Schengen. Attraverso
revisioni del mandato, l’agenzia ha progressivamente ampliato il proprio
ruolo. La svolta arriva nel 2019: da allora Frontex può operare anche fuori
dai confini dell’Unione, in cooperazione con le autorità di paesi terzi, e
dispone di un corpo permanente di agenti armati – il cosiddetto Standing
Corps – destinato a raggiungere i 10.000 effettivi entro il 2027. A questa
espansione corrisponde una crescita vertiginosa delle risorse. Nel 2025 la
Commissione europea ha assegnato a Frontex 1,1 miliardi di euro
https://altreconomia.it/il-ricatto-europeo-targato-frontex-sui-rimpatri-volontari-dei-migranti/:
dieci volte il budget dell’Agenzia europea per l’ambiente. Di questi, 133
milioni sono destinati ai rimpatri e appena 2,5 milioni alle attività
relative ai diritti umani, una proporzione che parla da sola.
I numeri sui rimpatri
https://altreconomia.it/il-ricatto-europeo-targato-frontex-sui-rimpatri-volontari-dei-migranti/
completano
il quadro: nel 2019 Frontex aveva contribuito al trasferimento “volontario”
di 155 persone, mentre nel 2024 di 35.637. Questa crescita del 2.181%
riflette l’immagine di un’istituzione che ha moltiplicato le proprie
competenze e risorse a una velocità che non ha trovato un corrispettivo nei
meccanismi di controllo e responsabilità.
L’agenzia che respinge i diritti
Gli scandali e le controversie di cui Frontex è protagonista sono
soprattutto legati ai pushbacks, i respingimenti, ovvero misure statali
volte a costringere rifugiati e migranti ad abbandonare il proprio
territorio, negando loro l’accesso alla protezione internazionale.
Cosa significhi un respingimento nella realtà, lo racconta la storia del
palestinese Amjad Naim
Il 13 maggio 2020, Naim era a pochi metri dall’isola di Samos (Grecia)
insieme ad altri 30 migranti, quando un elicottero sorvolò l’area. Poco
dopo si avvicinò una nave con bandiera greca: uomini con il volto coperto
spararono in acqua e distrussero il motore della loro imbarcazione,
costringendo il gruppo a salire su due gommoni di salvataggio senza motore.
La Guardia costiera greca li trainò fino al confine turco, con l’acqua che
filtrava a bordo, poi sganciò la corda lasciandoli soli in mare. Solo ore
dopo la Guardia costiera turca li soccorse. Questo è solo uno dei tanti
casi che mostrano la collaborazione di Frontex in una pratica contraria al
diritto internazionale.
Nel 2021 Frontex era stata accusata di partecipare a respingimenti anche lungo
la rotta balcanica
https://www.infomigrants.net/en/post/29524/is-frontex-involved-in-illegal-pushbacks-in-the-balkans.
Diversi migranti hanno dichiarato di aver riconosciuto gli agenti di
Frontex grazie alle fasce sul braccio, con le stelle simbolo dell’Unione
Europea. Lo stesso accade nel Mediterraneo centrale: secondo Liminal, tra
il 2019 e il 2023, Frontex ha collaborato al respingimento verso Libia e
Tunisia di almeno 27.288 persone
.
Nel 2022, un gruppo di giornali europei ha pubblicato un’inchiesta
che
documentava il coinvolgimento di Frontex nel respingimento di circa un
migliaio di persone tra Grecia e Turchia tra marzo 2020 e settembre 2021,
un dato quasi certamente sottostimato. Questi episodi erano registrati nel
database dell’agenzia con la formula “prevenzione della partenza”, ma due
funzionari di Frontex e un membro della Guardia costiera greca hanno
confermato che dietro quella denominazione si celavano respingimenti
illegali. Frontex, così come Leggeri, ha sempre smentito le accuse, senza
però fornire spiegazioni convincenti, alimentando l’immagine di un
organismo caratterizzato dalla scarsa trasparenza.
È in questo contesto che Leggeri lascia l’agenzia nell’aprile 2022, dopo
sette anni di mandato. Le sue dimissioni vengono presentate lo stesso
giorno in cui il consiglio di amministrazione di Frontex avrebbe dovuto
discutere una serie di azioni disciplinari, in seguito a un rapporto
dell’Agenzia europea antifrode. Questo documentava le responsabilità di
Leggeri e di altri vertici in una serie di respingimenti avvenuti in
Grecia, individuando comportamenti irregolari nella gestione dei flussi
verso l’Europa. La sua linea difensiva, anche in quell’occasione, fu quella
della negazione.
Dopo Leggeri, la stessa rotta
Dal dicembre 2022 Hans Leijtens prende la guida di Frontex. Nonostante il
cambio ai vertici, la linea dell’agenzia rimane immutata. Interrogato sui
rapporti con la Guardia costiera libica, Leijtens ha dichiarato
“*Non voglio che le persone vengano riportate in Libia ma è l’unico modo in
cui possiamo agire*”. Una frase che dice molto: l’agenzia riconosce
implicitamente cosa accade a chi viene riconsegnato ai libici, ma presenta
questa scelta come inevitabile, ignorando gli obblighi che vietano
espulsioni verso paesi in cui la vita delle persone è a rischio.
Anche gli scandali continuano a emergere. Nel luglio 2025 diversi media
europei pubblicano una nuova inchiesta
che
rivela come tra il 2016 e il 2023 Frontex abbia trasmesso illegalmente i
dati di oltre 13.000 persone all’Europol, che li consegnava a sua volta
alle forze di polizia nazionali. Le informazioni erano state raccolte
interrogando i migranti appena arrivati in Europa, in contesti di forte
vulnerabilità e senza adeguate tutele giuridiche. Ogni nome citato veniva
automaticamente registrato nel database dell’agenzia come persona
potenzialmente coinvolta nel traffico di esseri umani. Nella lista figurava
persino Helena Maleno, attivista spagnola per i diritti dei migranti,
accusata di tratta di esseri umani e favoreggiamento all’immigrazione
clandestina e poi assolta. Il Garante europeo della protezione dei dati ha
dichiarato la pratica illegale, costringendo Frontex a modificare i propri
protocolli.
La riforma del 2026
Il 2026 è l’anno in cui il mandato di Frontex sarà rivisto. La Commissione
europea ha avviato la procedura nell’estate del 2025 e nei prossimi mesi
dovrebbe presentare la proposta al Parlamento e al Consiglio. Il quadro che
emerge dai documenti già trapelati
e
dalle linee guida politiche della Commissione
https://commission.europa.eu/priorities-2024-2029_it è quello di
un’agenzia destinata a essere ulteriormente potenziata: lo Standing Corps
dovrebbe crescere da 10.000 a 30.000 effettivi, l’agenzia riceverebbe
tecnologie più avanzate per la sorveglianza e un ruolo più esteso nelle
deportazioni, inclusa la gestione dei cosiddetti “return hubs”, ovvero
centri di detenzione e rimpatrio in paesi terzi.
È in questo scenario che si inserisce l’indagine su Leggeri. Valutare la
responsabilità penale di un ex vertice dell’agenzia è una novità
significativa, in un sistema che ha storicamente operato nell’impunità. Ma
Leggeri oggi siede al Parlamento Europeo e l’agenzia che ha guidato per
sette anni si appresta a ricevere nuovi poteri e nuove risorse. Le morti
nel Mediterraneo continuano, così come i respingimenti e la retorica
istituzionale che li nasconde o li giustifica. Il caso giudiziario aperto a
Parigi pone una domanda precisa: chi risponde delle politiche che hanno
contribuito alla morte di oltre 34.000 persone
https://missingmigrants.iom.int/region/mediterranean nel Mediterraneo?
tematiche migratorie e di politica sociale. È autrice del libro *C’è di
mezzo il mare
https://www.meltingpot.org/2026/04/ce-di-mezzo-il-mare/*
(Temperatura
Edizioni, 2025), che affronta la cooperazione tra Italia e Libia nel
Mediterraneo e le violazioni dei diritti delle persone migranti. Con questa
pubblicazione supporta attivamente l’organizzazione Refugees in Libya. ↩︎